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Ancora Più Severo L’Ultimo Divieto Alle Crypto Dalla Cina

Le cose vanno sempre peggio per le criptovalute in Cina. In confronto, il divieto della scorsa primavera appare meno restrittivo rispetto a quello annunciato venerdì.

La Banca Popolare Cinese ha annunciato misure più drastiche nei confronti del trading di criptovalute che per la prima volta rendono illegali le transazioni che le coinvolgono, inclusi i servizi offerti dagli exchange off-shore.

Il 24 settembre è stato notificato il divieto valido per le banche e gli altri istituti finanziari che offrono servizi legati alle criptovalute. Sono incluse nell’elenco delle transazioni vietate anche quelle condotte dalle persone che vivono in Cina e lavorano per gli exchange off-shore che forniscono servizi nel paese.

Lo stesso vale anche per gli impiegati nel settore del supporto tecnico, marketing e pagamenti legati agli exchange che potrebbero essere passibili di indagini.

Dieci enti compresa la banca centrale, sono coinvolte nell’annuncio di venerdì, si tratta di un chiaro segnale della gravità del divieto, dato che il primo era stato firmato solo da sette.

Bill Bishop, autore della newsletter Sinocism ha sottolineato che il coinvolgimento degli altri istituti governativi è il segnale che conferma come le crypto siano considerare un crimine finanziario.

Per gli osservatori la notizia di per sé non rappresenta una novità. L’intento della Cina era chiaro già dalle prime iniziative intraprese nel 2013, l’anno in cui le istituzioni finanziarie avevano ricevuto le prime istruzioni per limitare l’offerta di servizi legati a Bitcoin.

Con l’ultima mossa, quindi, appare chiaro l’intento di ascrivere il trading delle criptovalute tra le attività che rappresentano un rischio sul piano legale e quindi di conseguenza perseguibili su questo piano giuridico.

Malgrado la serietà della situazione, alcuni mantengono un atteggiamento positivo nei confronti del futuro delle criptovalute in Cina.

Justin Sun, il fondatore della blockchain Tron, ha sottolineato che l’ultimo divieto non nega ai cittadini la “freedom of owning and exchanging virtual currency”, intende che al momento il divieto non è chiaramente rivolto a chi possiede le criptovalute. Anche nel 2013 il divieto aveva consentito di comparare il trading di Bitcoin a quello dei beni.

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