Il Bitcoin nasce per diventare una forma di denaro peer-to-peer destinato ad essere scambiato a livello globale. Oggi il progetto sembra diverso.
Con il manifesto “Bitcoin: un sistema di moneta elettronica peer-to-peer”, Satoshi Nakamoto ha presentato l’idea di creare una rete decentralizzata basata sul proof of work dei computer degli utenti nel 2008 ponendo le basi per un nuovo sistema di pagamento.

Nel gennaio 2009 fu estratto il primo blocco del valore di 50 BTC, il blocco genesi. Diversi utenti si unirono alla rete e insieme iniziarono a costruire la blockchain di Bitcoin ma il primo tasso di cambio reale arrivò solo nel mese di ottobre 2009, 1 USD per BTC 1309. Dopo due anni questa quantità di Bitcoin ha superato 81 milioni di dollari con un rendimento per i primi utenti eccezionale. A quel tempo l’obiettivo era far diventare il Bitcoin una forma di denaro scambiato a livello globale.
Nel mondo molte economie circolari Bitcoin hanno lavorato proprio per sviluppare economie locali in cui utilizzare questa criptovaluta al fine di dimostrare la sua fattibilità e dare una lettura del possibile futuro BTC. Oggi l’adozione dei Bitcoin ha raggiunto livelli sorprendenti ma ci sono sostenitori della moneta virtuale che ritengono che il progetto sia ben diverso da quello originale. Gli Stati Uniti hanno creato una riserva strategica di Bitcoin, evento che potrebbe essere positivo per lo Stato-nazione ma non per il Bitcoin stesso. Lo ha affermato Jack Dorsey, fondatore di Twitter e grande sostenitore della criptovaluta.
Economie circolari di Bitcoin o riserve strategiche
Secondo Dorsey se il Bitcoin diventasse come l’oro digitale significherebbe che il progetto originario è fallito. Bisogna ritornare a ricercare la forma di pagamento peer-to-peer per la criptovaluta più antica se si vuole dare a quel progetto il giusto successo. Secondo la Bitcoin Federation l’economia circolare di Bitcoin è un ecosistema economico locale dove la moneta virtuale viene usata contemporaneamente come mezzo di scambio, unità di conto e riserva di valore.

Nel mondo ci sono diverse comunità Bitcoin con uno stesso obiettivo, utilizzare la moneta considerata come forma di denaro superiore per pagare beni e servizi e per regolare altri obblighi finanziari. Un intento differente da quello degli Stati Uniti dove il Bitcoin è visto come asset di riserva da accumulare proprio come accade per l’oro digitale. Trump stesso ha detto “Non vendere mai i tuoi Bitcoin”. Che questo approccio sia lontano dall’idea di economia circolare originaria è stato confermato anche da Isa Santos, fondatore del progetto Bitcoin Isla a Isla Mujeres in Messico seppur aggiungendo “questa è la bellezza di Bitcoin. È anche per i tuoi nemici”.
Sicuramente riuscire a coinvolgere tutta la gente del posto a pagare in Bitcoin non è semplice. Ci sono diverse sfide da affrontare e ogni luogo ha esigenze differenti. La volatilità non fa essere la moneta virtuale uno strumento di risparmio ideale per le comunità rurali del Perù, ad esempio, anche se tante persone hanno tratto vantaggi dalla criptovaluta in una nazione dove quasi tutti non hanno un conto bancario. La strada è ancora lunga ma secondo Stelios Rammos, fondatore del progetto di crowdfunding Bitcoin Geyserfund, quando si accetterà che essere un’economia circolare Bitcoin garantisce vantaggi alle popolazioni locali tanto quanto la rete Bitcoin ne possa trarre vantaggio, allora non si parlerà più di economia circolare ma solo di economia o di economia Bitcoin. Accadrà in un futuro non troppo lontano per Rammos.