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Ethereum 2.0 – Cosa cambia? Perché diventerà più veloce e meno costoso?

Ethereum 2.0 - cryptorobin.it

Ethereum 2.0 che cos’è come funziona quando avverrà e quali vantaggi comporterà.

La storia di Ethereum

Prima di entrare nel vivo per quanto riguarda gli aggiornamenti di Ethereum 2.0 parliamo un po’ della sua storia.

È una criptovaluta che non ha certo bisogno di presentazioni visto che è la seconda per capitalizzazione di mercato.

È stata fondata nel 2015 dall’oggi ventisettenne Vitalik Buterin dopo che nel 2014 ne aveva già presentato il Whitepaper.

C’è un aneddoto interessante su Vitalik Buterin che nel 2016 ha eseguito un hard work di Ethereum che poi ha dato il via la scissione e alla nascita di Ethereum Classic, per annullare le transazioni di un hacker che aveva sfruttato un bug per prelevare in maniera fraudolenta 50 milioni di dollari.

Si è trattato di uno schiaffo alla decentralizzazione che sicuramente non è piaciuto ai puristi ma che la dice lunga sullo spessore di questo ragazzo, genio dell’informatica.

Cos’è Ethereum 2.0

Ma che cos’è questo Etehreum 2.0 di cui tanto si parla? Si tratta di una serie di aggiornamenti sostanziali che cambieranno Ethereum partendo dalle fondamenta. Renderanno questa storica blockchain più moderna e più adatta alla sua diffusione.

Gran parte dei progetti e delle criptovalute esistenti viaggiano oggi proprio sulla rete Ethereum.

La rete ERC20 è infatti in sovraccarico e le fee (ovvero i pagamenti per transazioni) sono ormai troppo alte. Se vi è capitato di trasferire criptovalute sulla rete di Ethereum sapete di cosa stiamo parlando.

Lo Sharding: Etehreum sarà più scalabile

Uno degli aggiornamenti principali di Ethereum 2.0 riguarderà proprio lo sharding che è la soluzione a cui stanno lavorando gli sviluppatori per favorire la scalabilità di Ethereum.

Attualmente infatti Ethereum può elaborare fino a 20/30 transazioni al secondo: insufficienti per un uso globale.

Giusto per farvi un esempio Visa può elaborare fino a 1.700 transazioni al secondo.

Oggi la limitazione principale consiste nel fatto che la blockchain richiede che ogni operazione, sia essa un pagamento o un nuovo smart contract, venga verificata da ogni singolo nodo della rete.

Il concetto di sharding consiste nella suddivisione della rete in più sezioni, in grado di operare in maniera parzialmente indipendente.

Grazie al meccanismo di shard sarà possibile raddoppiare il numero e il volume delle transazioni eseguibili, poiché ora il limite è dovuto alla capacità elaborativa dei due nodi in contemporanea.

Suddividendo dunque la blockchain in diverse sezioni è possibile aumentare linearmente il numero di operazioni supportate. L’implementazione dello sharding opera sul primo layer del network. Sarà quindi necessario eseguire un fork per aggiornare il protocollo della rete ed inserire le nuove funzionalità di frammentazione.

Da proof of Work a Proof o Stake

L’altro cambiamento epocale riguarderà il DNA della Blockchain di Ethereum che si prepara a passare da un meccanismo di Proof of Work (quella utilizzata anche da Bitcoin e che prevede il mining) alla più moderna e utilizzata Proof of Stake.

La PoS dà agli utenti con una stake dei token del network, il diritto di guadagnare ricompense per la convalida dei blocchi.

Oggi la proof of stake, con le sue infinite varianti per ogni altcoin, è vista come alternativa ai problemi della Proof of Work. Infatti è considerata meno invasiva in termini di consumo energetico: il mining è una delle maggiori critiche a Bitcoin, perché provoca un consumo intenso di energia elettrica.

La PoS è anche più sicura, perché la validazione dei blocchi viene suddivisa tra chi mette in staking Ethereum, mentre la proof of work potrebbe essere controllata dalla maggioranza dei cosiddetti minatori.

Si tratta comunque di una querelle piuttosto dibattuta cui è difficile dare una soluzione in questo contesto.

È assolutamente oggettivo che grazie alla Proof of Stake Ethereum diventerà meno onnivoro in termini energetici.

Staking 2.0 sugli Exchange

Diversi Exchange come ad esempio Binance offrono la possibilità di mettere in staking 2.0 le proprie coin. Infatti, per partecipare allo staking di validazione esistono requisiti abbastanza alti in termini di quantità di criptovalute: il limite minimo è infatti di 32 ETH.

Si può però aderire ai programmi degli exchange che mettono insieme tutti gli investitori per avere più probabilità di guadagnare fee, che saranno però suddivise tra tutti gli investitori della pool. Spesso in cambio della messa in staking si riceve in cambio l’equivalente in BETH. Questa crypto può essere a sua volta utilizzata per essere messa in un Liquid Swap oppure per partecipare un launchpool con un guadagno aggiuntivo.

Tenete però bene a mente che lo staking 2.0 durerà circa due anni, durante i quali i token saranno immobilizzati e non potrete riprendere i vostri Ethereum in caso di un crollo del mercato. Il ritorno per l’investimento è però di circa il 20% oltre quello che si può guadagnare attraverso i BETH.

Conclusioni

Si preannuncia un cambio epocale per Ethereum, una transizione che abbraccerà i prossimi due anni e contribuirà a dare stabilità alla criptovaluta. Se in passato non abbiamo voluto sbilanciarci circa le performance di una qualsiasi crypto, oggi possiamo certamente affermare che il progetto e l’adozione di Ethereum è destinata a crescere esponenzialmente nei prossimi mesi.

 

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