La guerra commerciale è iniziata, Trump ha imposto nuovi dazi e il timore di una recessione è forte. Cosa ne pensano gli esperti?
Si parla di recessione quando si assiste ad un calo significativo della produzione economica di una nazione che dura mesi o anni. La fase di calo generale dell’attività inizia al verificarsi di una riduzione diffusa della domanda. Potrebbe accadere a cause dei dazi imposti dal Presidente USA.
Crisi finanziaria, forte riduzione dell’offerta, scoppio di una bolla economica, un disastro naturale di portata globale o un calo degli scambi con l’estero sono le principali cause di un periodo di recessione. Da questa considerazione è facile comprende il timore di una recessione ora che Donald Trump ha confermato la guerra commerciale imponendo nuove tariffe a partire dal 5 aprile 2025. Tra i Paesi più colpiti la Cina con un 34% che si aggiunge al 20% già attivo arrivando all’elevata percentuale del 54%.
Per l’UE i dazi saranno del 20% ma Trump ha previsto anche dazi selettivi del 25% su alcuni beni come le auto prodotte all’estero, l’acciaio e l’alluminio. Tutto questo ha provocato preoccupazioni a livello globale e critiche da parte di molti Paesi, in primis Cina e Giappone. Giorgia Meloni ha definito le nuove tariffe “sbagliate” e ha comunicato che tenterà di negoziare con il Presidente UE. Non dimentichiamo che ci trovavamo già in un contesto economico fragile, ora le nuove misure protezionistiche rischiano di peggiorare ulteriormente il quadro.
Fitch Ratings, l’agenzia internazionale di valutazione del credito e del rating che vanta due quartieri generali a New York e Londra, ipotizza che le misure protezionistiche di Trump porteranno ad un’aliquota tariffaria media USA del 22%. Parliamo di un livello che si è visto l’ultima volta nel 1910. Le conseguenze potrebbero essere significative a livello di ordine economico globale che, ricordiamo, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale si basa sul libero scambio.
Secondo gli esperti i nuovi dazi porteranno immediatamente ad un aumento dei prezzi e, quindi, ad un inevitabile calo della domanda da parte di imprese e consumatori. Da qui alla recessione il passo potrebbe essere molto breve. Ha evidenziato il possibile scenario recessionista anche Antonio Fatas, macroeconomista della Business School INSEAD. La Direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva ha minimizzato il rischio recessivo ipotizzandolo come non imminente ma nello stesso tempo ha dichiarato che il Fondo prevede un piccolo taglio alle stime di crescita globale nell’anno in corso.
La differente applicazione dei dazi porterà, poi, ripercussioni diverse da Paese a Paese. C’è notevole diversità tra il 10% della Gran Bretagna e il 49% della Cambogia (economia emergente). Per non parlare della Cina costretta a trovare nuovi mercati per colmare il calo della domanda americana. In conclusione, nonostante Trump veda questa guerra commerciale come un modo per rafforzare il settore manifatturiero americano le conseguenze a livello globale potrebbero essere significative. Tra gli effetti non si può escludere la recessione.
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